Una tra le modifiche particolarmente significative introdotte dalla legge di bilancio 2026 è stata la previsione della facoltà e in taluni casi dell’obbligo, per gli enti territoriali, di affidare ad Amco (Asset Management Company Spa) la riscossione coattiva delle proprie entrate tributarie e patrimoniali.
L’intervento normativo si colloca nel più ampio disegno governativo di “efficientamento” della riscossione pubblica e di riduzione del magazzino dei crediti inesigibili degli enti locali.
Tuttavia, a ben sei mesi dall’approvazione della legge 199/2025, non c’è traccia del decreto del Mef che avrebbe dovuto essere emesso entro il 1° marzo 2026, per definire nel dettaglio il ruolo della società pubblica nella riscossione dei crediti degli enti locali.
La società dovrà effettuare la riscossione tramite gli stessi operatori oggi utilizzati dai Comuni, fungendo sostanzialmente non da concessionario per la riscossione coattiva ma da centrale di committenza.
Ne deriva una filiera amministrativa più lunga e potenzialmente più costosa rispetto all’attuale modello diretto Comune-Concessionario in quanto viene di fatto introdotto un ulteriore livello di intermediazione amministrativa e contrattuale.
Tale assetto può ridurre l’efficienza allocativa delle risorse pubbliche, in quanto il valore aggiunto prodotto dall’affidamento ad Amco dovrebbe essere sufficientemente elevato da compensare i maggiori oneri derivanti dalla presenza di un doppio livello gestionale, senza peraltro alcuna garanzia circa un eventuale incremento dei recuperi.
Corre infatti l’obbligo di evidenziare che i crediti trasferiti ad Amco sono quelli mediamente meno recuperabili e, considerando che il Comune mantiene formalmente la titolarità giuridica del credito, ne deriva che il rischio finale di inesigibilità continua a gravare sull’ente locale che pertanto non elimina realmente il problema dei residui attivi, ma ne esternalizza la lavorazione.
Senza dimenticare che, a giudizio di chi scrive, il legislatore segue, di fatto, una logica premiale/sanzionatoria: i Comuni “efficienti” manterranno una propria autonomia decisionale circa l’affidamento della propria riscossione coattiva, quelli “inefficienti” verranno obbligati all’affidamento ad un soggetto centralizzato controllato dal Mef, con evidente compressione dell’autonomia finanziaria ed amministrativa.
Nella bozza di decreto circolante nei mesi scorsi si faceva riferimento ad una percentuale di riscossione in conto residui inferiore al 17,5% che dovrebbe rendere obbligatorio l’affidamento ad Amco.
Ciò solleva seri dubbi di compatibilità con l’articolo 119 della costituzione che garantisce agli enti territoriali autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
Dalla consultazione del sito della società si evince poi che Amco nasce come società specializzata nella gestione di crediti deteriorati bancari e corporate: viene specificamente indicato come mission della stessa che “Amco punta a ottimizzare le performance di recupero tramite processi efficienti, con un approccio data-driven e una gestione proattiva del credito che privilegia strategie di valorizzazione anche in collaborazione con altri partner”
Il suo ingresso nella riscossione locale introduce inevitabilmente logiche tipiche del credit management privato in un settore connotato invece da specifiche finalità pubblicistiche, con possibili problematiche collegate alla standardizzazione delle procedure di recupero, alla minore attenzione alla sostenibilità sociale della riscossione e ad una progressiva erosione del rapporto di prossimità ente-contribuente.
Considerando infine l’assunto della indisponibilità della pretesa tributaria, Amco o qualsiasi altro soggetto incaricato della riscossione, non potrà operare con la stessa libertà con cui vengono gestiti i crediti deteriorati bancari o commerciali e pertanto l’efficientamento rischia di rimanere un obiettivo teorico.
In tal modo l’ente locale rischia di pagare aggi elevati a fronte di tassi di riscossione effettivamente equivalenti, se non inferiori, a quelli ottenibili tramite una gestione autonoma.
L’auspicio è che il decreto attuativo ministeriale possa mitigare l’impatto della norma, trasformando l’obbligo di affidamento ad Amco in una facoltà residuale e volontaria e che il legislatore torni a puntare sulla capacità organizzativa e sull’autonomia dei Comuni.
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