Dall’IA “libera” all’IA controllata per alzare la qualità e l’ampiezza dei controlli dei revisori di enti locali. In pochi anni l’intelligenza artificiale generativa è passata da curiosità tecnologica a strumento di lavoro. La prima stagione è stata quella dell’uso libero: una domanda in linguaggio naturale, una risposta fluente, nessuna garanzia sul metodo e sulle fonti. Per chi svolge una funzione di controllo quella stagione è chiusa anche perché in soli sei o dieci mesi, le potenzialità dell’IA sono aumentate esponenzialmente e quindi, oggi, si prospettano applicazioni molto più estese.
La stessa Corte dei conti si muove già in questa direzione. Richiamando la programmazione della Sezione delle Autonomie (n. 1/SEZAUT/2026/INPR), dalla lettura di varie deliberazioni riguardanti il programma dei controlli per il 2026 per l’esame dei rendiconti dei Comuni, ormai non si esclude «l’eventuale ricorso a metodologie in corso di sperimentazione mediante l’utilizzo dell’IA generativa per l’accelerazione del controllo-monitoraggio sui bilanci preventivi e consuntivi degli enti locali». In pratica, si avvia un modello sperimentale di analisi della qualità della spesa negli enti locali, basato sulla logica del machine learning e sull’IA, con il supporto del Data Analytics Competence Center (DACC) costituito presso la Corte con decreto del Presidente n. 120/2025. Il metodo è dichiarato: procedere per fasi, su un arco pluriennale, partendo dai dati, con professionalità esperte di data science anche se con linee operative da definire con successive deliberazioni. Nello stesso programma la Corte conferma la verifica dell’affidabilità delle poste contabili e delle fasi di gestione delle entrate e delle spese «attraverso l’utilizzo di tecniche di campionamento»: esattamente il terreno su cui lavora l’organo di revisione.
Se la magistratura contabile sperimenta, i revisori degli enti locali ne hanno ancora più bisogno. Non tanto per ottimizzare l’impatto dei compensi, che il legislatore fissa per fasce demografiche (articolo 241 del Tuel) e che per altro restano sempre ancora contenuti rispetto al carico di lavoro e alla responsabilità del revisore, ma per alzare qualità e ampiezza dei controlli rispetto agli standard attuali. Infatti, un singolo atto di spesa o di entrata di un Comune è governato da una pluralità di fonti che vanno ben oltre il Tuel: i principi contabili del Dlgs 118/2011 e il piano dei conti integrato, il Codice dei contratti (Dlgs 36/2023), la tracciabilità dei flussi finanziari, lo split payment e la fatturazione elettronica, il Durc, la verifica ex articolo 48-bis del Dpr 602/1973, gli obblighi pagoPA, le regole sugli agenti contabili e sui residui. Verificarle tutte, su ogni operazione campionata, con il solo lavoro manuale non è realistico ovvero è un notevole dispendio di tempo. Un’applicazione di IA istruita sull’intero quadro normativo applicabile alla gestione delle entrate e delle uscite di bilancio rende la verifica dei riferimenti legislativi collegati al singolo atto più completa e più affidabile, e la rende ripetibile da un ente all’altro.
Due nuove applicazioni per i test di affidabilità procedurale
Da questa premessa è nato il progetto di Ancrel Südtirol Trentino. Grazie al sostegno dello sponsor Raiffeisen e della società di consulenza ReviConsult, che ha messo a disposizione gratuitamente la tecnologia, la sezione ha sviluppato due distinte applicazioni sperimentali di IA per eseguire, su un campione sufficientemente ampio di operazioni, un test di affidabilità procedurale sui due cicli fondamentali dell’ente locale: un compliance test che segue ogni operazione del processing dell’entrate e un altro per le uscite di bilancio, quindi, lungo l’intero ciclo e verifica, fase per fase, che i documenti esistano, siano coerenti tra loro e rispettino le norme.
La prima presentazione al pubblico
Le due applicazioni sono state presentate per la prima volta al convegno straordinario della sezione Ancrel Südtirol Trentino, tenutosi a Trento lo scorso 19 ottobre davanti a una ampia platea di revisori, dai relatori Luciano Fazzi e Guido Mazzoni, con la moderazione di Andrea Gröbner. È stata l’occasione per mostrare dal vivo il percorso che va dal campione di documenti al master compilato e per discuterne limiti e condizioni d’uso.
La prima applicazione copre l’intero ciclo delle entrate: dal titolo giuridico che fonda il credito e dalla determina di accertamento, passando per la registrazione contabile, il documento di credito e l’avviso pagoPA, la ricevuta di pagamento con il relativo IUV, il flusso di riversamento e il provvisorio di entrata del tesoriere, fino alla reversale, alla quietanza e alla gestione dei crediti non riscossi, dei residui attivi e del fondo crediti di dubbia esigibilità.
La seconda copre l’intero ciclo delle uscite: dalla determina di affidamento e impegno con il visto di regolarità contabile, passando per ordine o contratto, fattura elettronica, controlli propedeutici (Durc, tracciabilità, articolo 48-bis, split payment), atto di liquidazione e controllo della ragioneria, fino al mandato di pagamento e alla quietanza del tesoriere.
Il workflow è integrato nella modulistica stessa: ogni ciclo è scomposto in nove fasi e in 21 controlli standard, ciascuno con il riferimento normativo e con una tabella decisionale che stabilisce in anticipo quale esito attribuire a ogni situazione ricorrente, così che due revisori, con gli stessi documenti, ottengano lo stesso risultato.
Primi passi, prospettive concrete
Si tratta di primi passi, e vanno dichiarati come tali: lo strumento richiede documentazione completa, un prompt stabile e un revisore che ne legga criticamente i risultati. Ma la prospettiva è già chiara.
Oltre alla Corte dei conti e ai revisori, in realtà, c’è un’altra categoria di fruitori potenziali: i segretari comunali. Infatti, il Testo Unico (articolo 147-bis del Tuel) affida ai segretari generali il controllo successivo di regolarità amministrativa «secondo principi generali di revisione aziendale», su campioni di atti scelti con tecniche motivate. Oggi quei campioni sono necessariamente ridotti, perché ogni atto va letto da una persona. Uno strumento di questo tipo consentirebbe di ampliare in modo molto significativo il campionamento, estendendo la verifica all’intero ciclo dell’operazione e non al solo atto, e rafforzando così l’intero sistema dei controlli interni degli enti locali. È lo stesso percorso, per fasi e con consapevolezza, che la Corte dei conti ha tracciato per sé.
Bisogna però tenere sempre a mente che l’uso professionale dell’IA richiede uno strumento “controllato”: istruzioni scritte e stabili, un perimetro documentale definito, regole decisionali note in anticipo e un risultato tracciabile, che riconduca ogni conclusione a un documento preciso. L’IA non sostituisce il giudizio del revisore, ma lo porta su tutta la documentazione invece che su una sua frazione e permette di ampliare l’estensione del campionamento. All’utilizzatore è sempre rimessa la validazione finale dei risultati dell’IA. Ma una semplice analisi di plausibilità dei risultati forniti non basta. Il revisore è tenuto a ripetere e cioè a rieseguire manualmente, alcuni controlli automatici per accertarsi che gli algoritmi e i richiami normativi siano corretti e fondati. Inoltre, nel suo verbale il professionista deve citare l’utilizzo da parte sua dell’IA e dichiarare di averne validato i risultati. Relativamente alla documentazione da allegare insieme al promt, il revisore dovrà assicurarsi che i dati sensibili o personali siano stati opportunamente oscurati.
È questo l’uso consapevole e sostenibile: consapevole perché il professionista conosce e governa ciò che la macchina fa, sostenibile perché il tempo recuperato nelle verifiche ripetitive torna all’analisi e al confronto con l’ente.
(*) Membro Giunta Nazionale ANCREL - Ancrel Südtirol Trentino


